Albert Speer mostra ad Adolf Hitler i suoi progetti nella residenza dell’Obersalzberg

Brillante giovane architetto. Anzi, l'”architetto del diavolo“, al servizio di Adolf Hitler, per il quale ha costruito – tra l’altro – la cancelleria nuova del Terzo Reich, progettato “Germania“, la nuova Berlino millenaria nei sogni megalomani del Führer, disegnato mobili per Eva Braun, ottiene nel 1937 la medaglia d’oro all’Esposizione internazionale di Parigi per il padiglione dedicato al suo paese.

Albert Speer, nato il 19 marzo 1905 a Mannehim, nel Lander del Baden-Württemberg (morirà a Londra il 1° settembre 1981), si iscrive al Partito Nazionalsocialista tedesco dei lavoratori (NSDAP, da qui in poi “partito nazista“) nel 1931: ha 26 anni e mostra già grande dedizione per l’architettura che, del resto, gli è riconosciuta da insegnanti e collaboratori. E’ quello che si potrebbe definire un “semplice iscritto” al partito hitleriano. Non è un nazista fanatico, tanto meno pensa di poter diventare presto uno degli uomini più stretti e fidati della cerchio nero che circonda Hitler, lo consiglia e lo sostiene senza alcun contrordine.

Nel 1933, tramite Rudolph Hess, conosce Hitler che gli affida un compito non di secondo piano: organizzare l’apparato scenografico per i raduni annuali di Norimberga dove i nazisti commemorano la “Giornata nazionale del Partito“. Nei film di Leni Riefenstahl (di cui parla anche la rubrica “Corso Cinema” di Marco Ravera su “la Sinistra quotidiana“) si possono ammirare le faraoniche installazioni create da Speer: dalle tribune per i comizi lunghi ore, agli immensi spazi creati per ospitare quelle che i giornali di allora – peraltro giustamente – definivano “adunate oceaniche”. Goebbels ne fu entusiasta fin dall’inizio, mentre Hitler sollevò alcuni dubbi strutturali, ritenendo di poter competere in temi di architettura con quel giovane che si affacciava appena allora su una scena che gli era stata, sino ad allora, completamente estranea.

Non è un mistero che Hitler ritenesse di essere un artista incompreso, rifiutato due volte all’esame di ammissione all’Accademia delle belle arti di Vienna, finito a fare il perdigiorno per le strade della capitale dell’Impero Austro-Ungarico, il disertore dell’esercito di Cecco Beppe fuggito a Monaco e poi il caporale nelle fila dei soldati del Kaiser.

Speer sorprende tutti con il suo talento e si accredita così alla corte nazista e diventa ufficialmente l’architetto del “capo“, come lo chiamano Himmler e Göring. Tra lui e il Führer si instaura un rapporto di amicizia che travalica le questioni politiche e si fonda molto di più sugli aspetti artistici e culturali di quella “nuova Germania” che il cancelliere vuole creare liberando lo “spazio vitale” ad Est, assoggettando i popoli inferiori slavi e portando la “razza ariana” alla superiorità su tutte la altre.

Tuttavia, Speer, che ammira Hitler per la sua capacità di creare consenso su così vasta scala, di intrattenere i suoi ospiti con monologhi lunghissimi, di interpretare gli eventi con una lucidità che altro non si mostrerà essere se non costante inganno e doppiogioco in una guerra di tattica per l’espansione imbelle dei confini ridotti della Germania dopo il Trattato di Versailles, non è mai un nazista che propugna stermini, che inneggia ad esecuzioni di massa. Leggendo anche le sue memorie, testo fondamentale per comprendere il suo ruolo (purché il lettore mantenga un certo distacco dal testo: un distacco critico, consapevoli del fatto che è pur sempre un ex nazista a parlarci del nazismo…), si nota una costante critica verso soprattutto la politica estera di Hitler. Speer non biasima la repressione interna, l’apertura di Dachau (primo campo di concentramento nazista per oppositori politici e nemici del Reich) o la creazione della Gestapo (Geheime Staatspolizei, Polizia Segreta di Stato del Terzo Reich, ndr.).

Per tutta la durata della guerra, sia prima del 1942 sia dopo, quando, dopo la morte di Fritz Todt diventerà, con grande sorpresa sua (ma non soltanto sua), Ministro degli armamenti e della produzione bellica, sarà critico sulla conduzione del conflitto ma non obietterà mai al Führer alcunché. Qui inizia il nostro “processo“. A voi, che siete i posteri, l’ardua sentenza…

Albert Speer nel 1933

ATTO DI ACCUSA

  1. Cospirazione per commettere crimini contro la pace.
  2. Aver pianificato, iniziato e intrapreso delle guerre d’aggressione.
  3. Aver commesso crimini di guerra.
  4. Aver commesso crimini contro l’umanità.

L’Accusa

“Signor Presidente, signori della Giuria, abbiamo tutti potuto constatare come il dottor Speer abbia avuto un ruolo fondamentale nella prosecuzione dello sforzo bellico, della guerra in sostanza, per una Germania che, altrimenti, si sarebbe dovuta arrendere molto tempo prima rispetto al maggio del 1945. Una evidenza cui anche lo stesso Hitler avrebbe dovuto prendere in considerazione se il ministero degli armamenti gestito da Albert Speer non avesse funzionato così bene migliorando il tasso produttivo di ben cinque volte e mezza rispetto ad esempio al 1942.
Negli anni dell’inizio del crollo militare sui fronti africano ed orientale, è proprio Speer a dare una spinta fortissima al riarmo. Egli è un capacissimo ministro: non gli sfugge nulla. Sa delegare alle persone competenti ruoli non certo secondari nella catena di comando del ruolo che riveste per primo.
Sappiamo che il 1944 è stato un anno terribile per la Germania: lo sbarco in Normandia, la rivolta degli ufficiali del 20 luglio… Eppure l’architetto Speer riesce a fare ciò che Todt non avrebbe potuto mai fare: riesce a dare alla Germania ciò che il Führer vuole. E Hitler vuole ancora un esercito, una aviazione e una marina in grado di fronteggiare l’avanzata alleata per mare, per terra e per aria.
Egli avrebbe voluto incrementare la produzione di mezzi aerei, per una Luftwaffe ormai priva del primato dei cieli. Ma il quadriumvirato che si stringeva attorno ad Hitler, ed egli stesso, preferirono commissionare a Speer carri armati, bombe “V” e molto altro materiale bellico che egli, dando così un giudizio politico sulla conduzione della guerra, riteneva inutili visti i tempi di produzione e poi l’impiego che se ne sarebbe dovuto fare su fronti ormai devastati.
Per affrontare questo sforzo bellico, Speer non ebbe alcuno scrupolo nell’arruolare nelle fabbriche centinaia di migliaia di deportati, veri e propri schiavi del lavoro, provenienti da paesi assoggettati alla brutale repressione del Terzo Reich, verso cui egli non mostrò mai alcuna empatia, in dissenso rispetto alla gestione criminale dei prigionieri da parte della Wehrmacht, della Gestapo o delle SS (Schutzstaffel, Squadre di protezione, con a capo Heinrich Himmler. Alcuni reparti erano destinati alla guardia personale di Hitler, ndr.)
A questo proposito, dottor Speer, è vero che lei disse e scrisse quanto segue…: “Non vi è nulla da dire contro le drastiche misure adottate dalle SS e dalla polizia nell’inviare gli scansafatiche nei campi di concentramento“. Scansafatiche. Questo erano per Speer i prigionieri di un regime politico totalitario, terrorista e criminale fin dalla sua presa del potere nel 1933. Fin da allora Speer ebbe molte occasioni per rendersi conto in quale partito aveva aderito, quali erano i brutali metodi di repressione del dissenso in Germania prima della guerra e nel resto dell’Europa durante tutto il periodo bellico.
Egli non spese mai una parola per criticare questi olocausti, questi omicidi di massa che anche lui, acquisendo manodopera praticamente al livello schiavistico, ha sostenuto, alimentato e favorito. Ne consegue, che il dottor Speer, il brillante architetto che con Hitler sognava la fondazione delle nuova Berlino con il nome di “Germania“, è stato uno dei principali e consapevoli conduttori della macchina di morte che per dodici anni ha devastato prima il Reich tedesco, poi l’Europa e infine l’intero mondo. Per questo, signori della Giuria, vi chiedo di condannarlo.”.

Albert Speer a Norimberga nel 1946

La Difesa

“Signor Presidente, signori della Giuria, l’accusa vi ha appena detto che Albert Speer ha fatto parte della cerchia ristretta dei collaboratori più fidati di Adolf Hitler. L’accusa vi ha appena detto che il dottor Speer ha gestito per conto di questi criminali, come criminale esso stesso, un apparato di gestione della mano d’opera di veri e propri schiavi assoldati dalle SS, dalla polizia del Reich e recuperati tra gli “scansafatiche” che si trovavano in giro chissà per quali strade della Germania o dei paesi assoggettati al suo dominio.
L’accusa vi ha altresì provato a dimostrare che il dottor Speer fosse pienamente consapevole di tutti i brutali metodi con cui questa manovalanza veniva fornita al ministero che aveva in mano le sorti dello sforzo bellico. Dunque si suppone che Albert Speer avesse contatti diretti ad esempio con Reinhard Heydrich, Protettore del Reich per la Boemia e la Moravia. Oppure con Adolf Heichmann, reclutatore di centinaia di migliaia di ebrei, per conto della SD (Sicherheitsdienst, Servizio di sicurezza del Reich, ndr.) e con il sostegno pieno delle SS.
Se così fosse stato, allora il reclutamento della mano d’opera per lo sforzo bellico avrebbe incluso, certamente, la piena conoscenza di tutto l’apparato amministrativo, gestionale e repressivo gestito da Himmler, Göring, da loro messo in essere su direttiva di Hitler in modo così sistematico a partire dalla Conferenza di Wansee.
Speer sapeva delle deportazioni. Ma il suo ruolo era quello di assimilare manovalanza per l’impiego nelle fabbriche, per consentire la produzione di sempre maggiori armamenti per una guerra che non sembrava affatto volgere al termine.
L’accusa vi ha mostrato Albert Speer come un uomo che non ha mai avuto alcun dubbio nei confronti delle politiche hitleriane di espansione nell’Est europeo o nelle guerre di aggressione ai paesi occidentali. Non è così.
Va detto che egli è stato iscritto al Partito nazista fin dal 1931, tuttavia non è un hitleriano della prima ora. Ne avrebbe avuto la possibilità, essendo giovane al punto tale da farsi prendere dalla sacra fiamma dell’ardore nazionalista, farsi conquistare dall’eloquio del Führer e diventare un acceso fanatico fin dal putsch di Monaco. Invece è uno studente di architettura, brillante, che quasi per puro caso finisce tra le fila naziste.
Proprio le sue capacità lo mettono in luce presso il ministro della propaganda Goebbels che lo nota, lo segnala ad Hitler. Da allora, Albert Speer più che un nazista architetto diventa un architetto nazista. E la differenza, ve lo assicuro, non è di poco conto.
E’ facile riscontralo appena dopo l’attentato di Stauffenberg alla Tana del Lupo (Il quartier generale di Hitler ad Est, nella Prussia Orientale. Il “lupo” era il nome in codice del dittatore durante la guerra, ndr.): progetta di infilare nella camera di ventilazione del bunker sotto la cancelleria un gas tossico, così da uccidere Hitler e tutto il suo stato maggiore. Ma, dopo il 20 luglio, la repressione e i controlli sono serrati. Tutti coloro che si avvicinano al capo sono perquisiti e la grata da dove sarebbe potuto essere immesso il gas da spargere nel bunker è controllata giorno e notte da due soldati e protetta da una ciminiera alta quattro metri, fatta di mattoni, così da impedire qualunque manomissione.
L’attentato quindi fallisce. Ed è un peccato, perché le intenzioni di Albert Speer sono molteplici: egli non vuole soltanto uccidere Hitler per mettere in pratica e su vasta scala quella disobbedienza che da mesi sta attuando nel non eseguire l’ordine di distruggere tutti gli impianti industriali e le infrastrutture della Germania. Egli vuole provare a mettere fine ad una guerra assurda, che si sta prolungando dentro una sconfitta evidente per tutti, anche per i più fanatici sostenitori della “vittoria finale“.
Albert Speer è stato un nazista anomalo. Un nazista, sì. Uno tra i più importanti, ma è pur stato consapevole della più vuota banalità dentro cui è cresciuto il mostro hitleriano, dentro cui si è sviluppata la sua megalomania. Egli vi ha espresso, unico tra tutti gli altri gerarchi del Terzo Reich, non il pentimento che sarebbe semplice da mostrare, ma una sincera critica rispetto al suo passato, declinandola sul piano morale, politico e sociale.
Sebastian Haffner, giornalista del londinese “The Observer“, ha scritto: “Albert Speer non è il solito nazista appariscente e ottuso… è molto più del semplice uomo che raggiunge il potere, simboleggia invece un tipo d’uomo che sta assumendo sempre più importanza in tutti i Paesi belligeranti: il tecnico puro, l’abile organizzatore, il giovane brillante uomo senza bagaglio e senza altro scopo che seguire la propria strada, senza altri mezzi che le proprie capacità tecniche e manageriali. Degli Hitler e degli Himmler ce ne sbarazzeremo, ma con gli Speer dovremo fare i conti ancora a lungo…“,
In una parola, l’Albert Speer che oggi giudicate non è più un nazista, tutti gli altri che avete davanti sì. Per questo vi chiedo di assolverlo.”.

MARCO SFERINI

7 marzo 2020


Bibliografia cui si è fatto riferimento e della quale si invita alla lettura:

Francesco Bellanti, “Dialogo con il Fuhrer“, Fuoco edizioni
Eugene Davidson, “Gli imputati di Norimberga“, Newton Compton Editori
Albert Speer, “Memorie del Terzo Reich“, Mondadori
Joachim Fest, “Speer, una biografia“, Garzanti

foto tratte da Wikimedia Commons

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