Nicoletta Dosio è stata arrestata il 30 dicembre 2019. Questa donna libera, insegnante di latino e greco, comunista e libertaria, NO TAV dalla prima ora d’inizio di una lotta per la difesa della Val di Susa, del Piemonte, di terre che hanno tutto il diritto di non essere perforate dalla talpa meccanica del profitto, delle cosiddette “grandi opere“, è stata prelevata da casa sua e tradotta al carcere delle Vallette a Torino.

Ha rifiutato gli arresti domiciliari, Nicoletta. Lo ha fatto per “non diventare la carceriera” di sé stessa. Ha preferito mostrare e dimostrare a tutte e tutti quanto sia spietata la Legge quando rispondere all’adagio antico del “dura lex sed lex“. E’ sempre quel “ma” che giustifica ogni repressione, ogni applicazione rigida della norma, perché, come diceva Fernandel, del resto… “La legge è legge!“.

Dallo scorso 30 dicembre, Nicoletta ha scritto varie lettere dal carcere. Ci ha fatto sapere che, tutto sommato, sta abbastanza bene, che ha stretto amicizia con altre detenute e che sta affrontando questa dura prova con la calma di chi sa di essere dalla parte giusta e di trovarsi dentro all’ingranaggio di un meccanismo che può coinvolgere chiunque osi ribellarsi all’ordine costituito che protegge interessi certamente grandi ma che non sono quelli del bene comune.

“Sto bene, sono contenta della scelta che ho fatto perché è il risultato di una causa giusta e bella, la lotta NoTav che è anche la lotta per un modello di società diverso e nasce dalla consapevolezza che quello presente non è l’unico dei mondi possibili.
Sento la solidarietà collettiva e provo di persona cosa sia una famiglia di lotta. L’appoggio e l’affetto che mi avete dimostrato quando sono stata arrestata, e le manifestazioni la cui eco mi è arrivata da lontano, confermano che la scelta è giusta e che potrò portarla fino in fondo con gioia.
Parlo di voi alle altre detenute e ripeto che la solidarietà data a me è per tutte le donne e gli uomini che queste mura insensate rinchiudono.”.

Durante la manifestazione tenutasi a Torino l’11 gennaio è stata letta pubblicamente una lettera inviata da Nicoletta a tutte le compagne e a tutti i compagni del movimento NO TAV:

Pochi giorni dopo, tramite il suo sito web ha fatto sapere che ha potuto indirettamente partecipare grazie alla televisione: è riuscita a vedere il movimento NO TAV sfilare per chiedere la liberazione di tutti coloro che sono detenuti in (s)ragione della lotta che hanno portato avanti in questi anni con atti di disobbedienza civile.

“Sto bene sia fisicamente che moralmente. Certamente il carcere non è una passeggiata di salute ma, d’altronde, non lo sarebbe neppure la rivoluzione.
Ringrazio tutti per le tante lettere che mi stanno arrivando e che mi aiutano a trascorrere le giornate e ad evadere almeno con il pensiero.
Ringrazio anche tutti coloro che mi hanno inviato i francobolli, ormai ne ho parecchi e, siccome qui credono che possano essere usati come merce di scambio, vi chiedo di mandarne solo uno per la risposta. Risponderò, con il tempo, a tutti.
Ho seguito la manifestazione di sabato alla televisione e sono felice che, nonostante qualche subdolo tentativo di boicottarla, sia stata tanto bella, tanto colorata e tanto partecipata, ero lì con voi. Vi abbraccio tutti.”.

Chef Rubio

Il 21 febbraio scorso avrebbe dovuto incontrare Chef Rubio. Ma all’ultimo momento la visita è stata negata. Volevano parlare più che altro della situazione carceraria, del movimento contro il TAV e della sopravvivenza resistente del popolo palestinese a cui Rubio ha portato la sua solidarietà di recente. Così Nicoletta racconta il mancato incontro:

Carcere delle Vallette, 21.2.2020
“Ieri ho atteso invano la visita di un amico. Avevo chiesto di poter effettuare almeno un colloquio con Rubio e mi avevano detto che la richiesta era stata autorizzata, salvo scoprire dopo poche ore che il direttore del carcere l’aveva invece rifiutata, con una motivazione che ancora non mi è stata notificata. Mi metterò a rapporto per chiedere ragioni.
Rubio è un amico dei Notav, un compagno e lo aspettavo con gioia. In carcere si era sparsa la voce del suo arrivo e le detenute ed i detenuti erano contenti…. qualche detenuta mi ha anche detto che non vedono più Camionisti in trattoria da quando non c’è lui…in ogni caso lo conoscono e lo apprezzano per la simpatia e l’umanità!
Io avrei voluto che mi raccontasse della sua esperienza in Palestina perché i Notav sono a fianco del popolo palestinese sin dalla prima Intifada. E avrei voluto ricevere il suo abbraccio.

Anche lui ha ora avuto un saggio di quanto la violenza carceraria sia fatta da precarietà, da regole arbitrarie e dallo stravolgimento dello spazio e del tempo. Ho comunque sentito la sua vicinanza ed il suo affetto perché l’affetto e la vicinanza dei compagni sgretolano i muri e segano le sbarre.
Ci possono togliere la libertà fisica ma non quella interiore che sente la solidarietà del proprio popolo e dona la fierezza e la serenità di chi sta dalla parte giusta. Un grande abbraccio a Rubio, da parte mia e di tutti I detenuti.

AVANTI NOTAV!
Nicoletta”.

Il 24 febbraio scorso avviene un altro fatto increscioso. La Legge e i regolamenti lo prevederanno, ma non per questo possono essere considerati giusti o decorosi per un Paese che vuole dirsi “civile”. Trasportata all’ospedale per ritirare il referto di alcune analisi, Nicoletta per tutto il tragitto viene ammanettata. Ed anche questa volta, la ribelle che è in lei non ci pensa due volte e mette per iscritto questa esperienza nuova…

“Le Vallette, 24/02/2020
Care campagne e compagni, questa volta riesco a darvi notizie di me in tempo reale.
Stamattina sono stata “portata” all’ospedale di Rivoli per una visita ambulatoriale e la consegna del referto relativo alla biopsia di un mese fa: va tutto bene, almeno sul fronte della salute.
Il prossimo controllo sarà a settembre. Ho provato per la prima volta le manette… Non quelle con cui (sembra un secolo fa!) mi ero incatenata al trenino nel cantiere in Clarea o quelle di Marisa acquistate al sexy shop: le manette vere da carcere. Ammanettata, imbarcata sul cellulare, in una celletta a sua volta blindata. Ma, mentre sotto scorta di quattro guardie penitenziarie, correvo verso l’ospedale di Rivoli, ho potuto scorgere la nostra Valle, le sue montagne cariche di neve, spendenti sotto il sole che ha già il colore della primavera.
Prima di entrare nell’edificio ospedaliero l’agente donna si è offerta di nascondere le manette abbassandomi le maniche della tuta; ho rifiutato perchè, quelle manette, mi sentivo di portarle con fierezza, tra i pazienti in attesa nel lungo corridoio degli ambulatori, come il segno distintivo della nostra lotta che, nonostante la repressione, è vincente e crea condivisione. Gli agenti sono entrati con me nello studio del medico, si sono fatti consegnare i referti, e a questo punto si è fatta avanti l’infermiera ad abbracciarmi, dichiarandosi parte della famiglia NoTav…
Dunque, tutto è bene…
Al ritorno in carcere le mie compagne di pena mi hanno aspettato al cancello della sezione per sentire notizie e mi hanno salutata con affetto. Come vedete nulla è inutile, anche qua qualcosa si muove…
Avanti NO TAV!”.

Adesso tocca a noi scrivere a Nicoletta, se ancora non l’abbiamo fatto, mandandole nella busta i francobolli per poterci rispondere. Facciamole sentire tutto l’affetto che abbiamo per lei. Perché le comuniste e i comunisti devono rimanere uniti. Soprattutto quando tutto sembra perduto e bisogna ricominciare tutto d’accapo, come bene sosteneva Gramsci.

Scriviamole a:

Nicoletta Dosio
Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno”
Via Adelaide Aglietta, 35
10149 Torino

Speriamo che Nicoletta possa leggere questo articolo, che possa sentire già da qui la nostra vicinanza. Un abbraccio da un’Altra Umanità. Davvero un’altra, perché questa in cui viviamo oggi ha bisogno di essere radicalmente cambiata.

RED.

29 febbraio 2020

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