Forme di resistenza umana. Vi ricordate quando un tempo nelle edicole si poteva acquistare “Cuore“? Era tutto verde, con scritte rosse e nere. Era il “settimanale di resistenza umana” e ci aiutava davvero a sopravvivere ad una quotidianità fatta di scandali, mazzette, tangenti facendoci ridere con titoli come: “Panico tra i socialisti, è scattata l’ora legale!“.

Lo portavano anche a scuola, all’università in particolare, e si sorrideva amaramente, ma si sorrideva. Poi lo si lasciava lì, a volte, sui banchi di un’aula o sui tavoli della mensa. Qualche volta pure in biblioteca. Era un passamano politico, un costume diffuso, un comportamento politico: diffondere le idee, la satira graffiante, la rabbia che veniva canalizzata attraverso quella “risata che li seppellirà“.

Oggi, invece, padroni della rabbia delle giovani generazioni e dei quarantenni come me sono i sovranisti, i populisti mezzi caduti in disgrazia e certi settori della destra neofascista che fingono di essere vicini al popolo, ai proletari moderni, di sostenerle con il “prima gli italiani” tramite pacchi di solidarietà pieni di generi di conforto.

Nelle periferie urbane, e in quelle ancora più lontane dal centro del cuore politico e sociale della grandi città italiane, la destra trova il suo brodo di coltura. Nessuno ha più un “Cuore” da lasciare alla fermata di un autobus, affinché qualcuno lo raccolga e lo sfogli e leggendolo pensi che, sì, il mondo fa abbastanza schifo a causa dei nostri simili, non certo del cane Biagio che passa veloce da una parte all’altra della strada o di Romeo degli “Aristogatti“, ma che tutto sommato si può ancora sperare nel potere della risata, dell’ironia, dello sberleffo per esorcizzare la tentazione di gettarsi nelle crudeli braccia della rassegnazione.

Manca un “Cuore“, così come manca quella stampa comunista e di sinistra che soltanto “il manifesto” e “Left” oggi rappresentano ancora: ultimo disperato aggancio razionale e passionale ad una critica sociale che altrimenti troverebbe sfogo soltanto su Internet, nei meandri angusti delle liti su Facebook, in brevi cinguettii che rimbalzano pure sulle televisioni, che diventano soggetto e oggetto di attenzione politica più di un comunicato ufficiale delle nostre istituzioni repubblicane.

Manca “Cuore“, in tutti i sensi nell’epoca dei sovranisti neofascisti che diffondono sottilmente retropensieri su cui crescono e si diffondo pregiudizi, stigmi e cattiverie frutto di una enorme ignoranza, di una frustrazione figlia della povertà e del disagio sociale, espressioni di un liberismo che a parole tutti vogliono combattere e che nei fatti tutti sostengono. Tranne i comunisti.

Quei comunisti che sono fuori dal Parlamento dal 2008, che hanno mordente politico, riferimento sociale cui rivolgersi e che sono percepiti come una residualità della storia moderna e non più nemmeno tanto come un ferrovecchio del passato.

Manca, dunque, “Cuore” e forse sarebbe bene ripensarci. Abbiamo ancora fior fiore di vignettisti che potrebbero ridare vita ad un “settimanale di resistenza umana“. Soprattutto per le giovani generazioni. Per abituarle a vivere la politica con la necessaria attenzione, con la dovuta critica ma anche con un po’ di leggerezza. Altrimenti si finisce per diventare non degli amanti occasionali del potere, ma dei veri e propri suoi schiavi.

RED.

20 febbraio 2020

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